Fallito il primo tentativo di creare una lega professionistica in Europa, che lascia in eredità la fondazione dei Gladiatori Roma, Bob Kap ricomincia da zero, cercando di introdurre il football americano attraverso l'esibizione di squadre americane che possano divertire ed interessare il football.
Inizialmente si cerca di portare a Parigi i Dallas Cowboys ed i Miami Dolphins, ma ancora una volta Kap si vede costretto a ridimensionare i propri piani, e deve accontentarsi di rivolgersi al College Football. E nemmeno quello di primo piano, poichè la NCAA gli risponde picche e solo la NAIA, che raccoglie i college minori, si accorda con la Intercontinental Football League per inviare in Europa due squadre: I Javelinas di Texas A&I at Kingsville, ed i Reddies di Henderson State Univerity at Arkansas.
E' il 1976, ed i Javelinas vivono un momento magico (non per nulla l'intera squadra di quell'anno verrà poi inserita in blocco nella Hall of Fame della scuola), ma anche i Reddies non sono da meno. Le due squadre si sono incontrate nella finale NAIA del 1974 (che vide i Javelinas vincitori), ed anche nel 1975 hanno occupato i primi due posti del ranking.
Tra le polemiche dei loro avversari, che vedevano in una preseason di ben cinque partite un vantaggio enorme rispetto alle altre squadre, Reddies e Javelinas lasciarono gli USA a fine maggio per una tournèe di tre settimane e cinque partite in Francia, Germania ed Austria. L'Italia avrebbe dovuto ospitare due partite a Genova e Firenze, ma il programma subì un improvviso cambiamento dovuto alle grosse preoccupazioni che il sorprendente successo elettorale del Partito Comunista portasse a rivolte di piazza con conseguente rischio per la sicurezza delle delegazioni americane (i giornali dell'epoca citarono proprio le "communist riots" come motivo della cancellazione delle partite).
I Javelinas fecero un sol boccone dei Reddies in tutte e 5 le partite disputate a Versailles, Berlino, Norimberga, Mannheim e Vienna. In particolare, ben 30mila persone riempirono gli spalti dello Prater di Vienna (oggi Ernst Happel Stadion), ma anche per le altre partite (eccezion fatta per quelle di Norimberga e Mannheim, giocata all'interno delle basi militari americane in sostituzione delle due partite italiane, con pubblico prevalentemente formato da soldati) il successo di pubblico fu enorme, e convinse Bob Kap a ripetere l'esperimento anche nel 1977.
Il libro "L'Europa lunga un piede" è disponibile negli store di Amazon. AMAZON.IT - AMAZON.CO.UK - AMAZON.COM - AMAZON.FR - AMAZON.DE - AMAZON.ES Disponibile anche in versione ebook per Kindle e per gli altri lettori digitali.
lunedì 25 marzo 2013
martedì 12 marzo 2013
Spaghetti Bowl: da Firenze a Napoli
Il 1 Gennaio 1945 si gioca a Firenze lo Spaghetti Bowl, la prima partita di football americano di cui si abbia notizia certa in Italia. C'era stato, in verità, il Bambino Bowl a Bari, nel 1944, ma si era trattato di una partita di flag football, la versione soft del football che si giocava nelle varie basi aeree americane disseminate in Puglia dopo lo sbarco alleato del 1943.
In 25mila affollano le gradinate dello stadio Berta (attuale Franchi) per assistere alla vittoria dell'esercito, guidato da un fenomenale John "Big Six" Moody, sull'aviazione, mentre in cielo una squadriglia di P38 assicura che le minacce naziste di bombardare lo stadio durante la partita restino tali e non si concretizzino, permettendo che per una giornata la guerra si fermasse, almeno in apparenza, per ricreare l'atmosfera dei grandi bowl del college americano, regalando un po' di spensieratezza ai soldati impegnati nella cacciata dei nazifascisti dall'Italia.
Ma lo Spaghetti Bowl ebbe altre edizioni, negli anni successivi, sempre legate in qualche modo al football militare. Il primo gennaio 1953 è lo stadio comunale di Livorno (che gli americani chiamavano "Yankee Stadium") ad ospitare lo Spaghetti Bowl, una sfida tra i campioni USFA dei Salzburg Blue Devils ed i Wiesbaden MP Commanders.
Nel 1960, alla base navale americana di Napoli, inizia la tradizione di giocare una partita, a fine stagione, tra due squadre del campionato USAFE. La prima edizione vede i tedeschi Ramstein Rams incrociare i caschi con i francesi Chateauroux Sabres, ma con il passare degli anni la partita si trasforma in una sfida tra la rappresentativa delle squadre che partecipano alla lega interna alla base (Naples All-Star) ed una squadra dei vari campionati militari che si disputano in Europa.
In 25mila affollano le gradinate dello stadio Berta (attuale Franchi) per assistere alla vittoria dell'esercito, guidato da un fenomenale John "Big Six" Moody, sull'aviazione, mentre in cielo una squadriglia di P38 assicura che le minacce naziste di bombardare lo stadio durante la partita restino tali e non si concretizzino, permettendo che per una giornata la guerra si fermasse, almeno in apparenza, per ricreare l'atmosfera dei grandi bowl del college americano, regalando un po' di spensieratezza ai soldati impegnati nella cacciata dei nazifascisti dall'Italia.
Ma lo Spaghetti Bowl ebbe altre edizioni, negli anni successivi, sempre legate in qualche modo al football militare. Il primo gennaio 1953 è lo stadio comunale di Livorno (che gli americani chiamavano "Yankee Stadium") ad ospitare lo Spaghetti Bowl, una sfida tra i campioni USFA dei Salzburg Blue Devils ed i Wiesbaden MP Commanders.
Nel 1960, alla base navale americana di Napoli, inizia la tradizione di giocare una partita, a fine stagione, tra due squadre del campionato USAFE. La prima edizione vede i tedeschi Ramstein Rams incrociare i caschi con i francesi Chateauroux Sabres, ma con il passare degli anni la partita si trasforma in una sfida tra la rappresentativa delle squadre che partecipano alla lega interna alla base (Naples All-Star) ed una squadra dei vari campionati militari che si disputano in Europa.
mercoledì 27 febbraio 2013
Versilia, 1977
Nell’agosto del 1977 lo stadio degli Uliveti di Marina di Massa si trasforma per qualche giorno in uno stadio americano per ospitare il Trofeo della Stampa Sportiva Quotidiana, a cui partecipano quattro squadre italiane di football: i Tuttosport Tori Torino, i Gazzetta dello Sport Diavoli Milano, i Corriere dello Sport Lupi Roma e gli Stadio Veltri Bologna. Un battage pubblicitario senza precedenti ed un’organizzazione dell’evento curata fin nei minimi particolari fanno sì che per le tre partite del torneo gli spalti siano gremiti, nonostante le mille peripezie a cui gli spettatori sono sottoposti (compreso un black out di ben 45 minuti durante l partita inaugurale.
In semifinale i Tori fanno fuori i Veltri, mentre i favoriti Diavoli si sbarazzano senza problemi dei Lupi. Nella finale del 13 Agosto, i Tori Torino si impongono di misura, e a sorpresa, sui più quotati Diavoli, conquistando il trofeo che riporteranno a casa ad… Aviano.
A dispetto dei nomi italiani, infatti, le quattro squadre non sono altro che quattro compagini delle basi americane in Italia, tre delle quali partecipanti alla neonata Northern Italian Football League. I Tori sono in realtà i Red Machine di Aviano, così come da Aviano, sponda Eagles, vengono i Lupi. I Veltri portano i colori dei Rangers di Camp Darby, mentre i Diavoli Milano sono gli All Stars della base navale di Napoli.
Nella foto, riferita alla finale, Charlie Miller (#30) porta palla per i Tori dietro il blocco di “Big Steve” Scott. Ad osservare l’azione dopo aver eseguito l’hand-off, il quarterback Bobby Perrotta #1)
mercoledì 13 febbraio 2013
La coppa della IFL
Questa volta tocca ad un vero e proprio cimelio storico. La foto qui a fianco ritrae la coppa conquistata dai Newton Nite Hawks al termine della tournèe europea del 1977 durante la quale la squadra dell'Iowa sconfisse i rivali dei Chicago Lions in tutte e cinque le partite disputate.
L'etichetta alla base della coppa recita "Intercontinental Football League - Donated by Inter-Continental Hotel - Vienna 1977".
La coppa venne consegnata al termine dell'incontro disputato a Vienna, una partita surreale, di fronte ad un paio di migliaia di persone invece delle trentamila attese (quelle cioè che l'anno precedente assistettero al match tra Henderson State e Texas A&I), che resistettero nonostante ritardi, disorganizzazione e mancate promesse che segnarono definitivamente l'avventura della IFL e di Bob Kap in Europa.
Grazie all'assegnazione di questo trofeo, i Newton Nite Hawks poterono fregiarsi del dubbio titoli di "Campioni d'Europa", non esistendo all'epoca altri campionati o tornei al di fuori di quelli militari. Un titolo sicuramente eccessivo ed assolutamente autoassegnato, ma fortemente rivendicato anche in occasione della reunion tenutasi a Newton (IA) il 15-16 Giugno 2012 per festeggiare, appunto, il trentacinquesimo anniversario della conquista del titolo europeo da parte dei Nite Hawks.
L'etichetta alla base della coppa recita "Intercontinental Football League - Donated by Inter-Continental Hotel - Vienna 1977".
La coppa venne consegnata al termine dell'incontro disputato a Vienna, una partita surreale, di fronte ad un paio di migliaia di persone invece delle trentamila attese (quelle cioè che l'anno precedente assistettero al match tra Henderson State e Texas A&I), che resistettero nonostante ritardi, disorganizzazione e mancate promesse che segnarono definitivamente l'avventura della IFL e di Bob Kap in Europa.
Grazie all'assegnazione di questo trofeo, i Newton Nite Hawks poterono fregiarsi del dubbio titoli di "Campioni d'Europa", non esistendo all'epoca altri campionati o tornei al di fuori di quelli militari. Un titolo sicuramente eccessivo ed assolutamente autoassegnato, ma fortemente rivendicato anche in occasione della reunion tenutasi a Newton (IA) il 15-16 Giugno 2012 per festeggiare, appunto, il trentacinquesimo anniversario della conquista del titolo europeo da parte dei Nite Hawks.
lunedì 4 febbraio 2013
I primi giocatori europei
Durante la tournèe francese di Jim Crowley nel 1938, si tentò di formare una squadra di giocatori francesi da opporre alle All Star americane, pescando nel vasto serbatoio rugbystico transalpino. L'ostracismo della federazione di rugby e la considerazione che, sebbene atleti fisicamente preparati, non avrebbero certo retto il confronto con i loro avversari americani, l'idea venne accantonata.
Per vedere i primi europei giocare con la palla ovale con la cucitura, bisognerà quindi aspettare subito dopo la seconda guerra mondiale e trasferirsi negli Stati Uniti, e precisamente a Stockton, in California, dove hanno sede due dei più grandi campi per prigionieri tedeschi. Tra i comandanti di due di questi campi, Kenneth Barager e John Kiernan, esiste una fiera rivalità, e tra i due si fa strada l'idea di insegnare ai prigionieri tedeschi il gioco del football per poi disputare una sfida tra le rappresentative dei due campi di prigionia. Detto fatto, vengono formate due squadre che affrontano un periodo di istruzione, preparazione ed allenamento per poi disputare due partite, una presso ognuno dei due campi a Stockton e an Jouaquin County Fairgrounds. I Barager's Bears perdono 6-0 la prima partita dai Kiernan's Kruhers, ma il mese successivo si prendono la rivincita imponendosi per 20-0.
E' il Gennaio del 1946, e le due partite verranno ricordate come "Barbed Wire Bowl".
Per vedere i primi europei giocare con la palla ovale con la cucitura, bisognerà quindi aspettare subito dopo la seconda guerra mondiale e trasferirsi negli Stati Uniti, e precisamente a Stockton, in California, dove hanno sede due dei più grandi campi per prigionieri tedeschi. Tra i comandanti di due di questi campi, Kenneth Barager e John Kiernan, esiste una fiera rivalità, e tra i due si fa strada l'idea di insegnare ai prigionieri tedeschi il gioco del football per poi disputare una sfida tra le rappresentative dei due campi di prigionia. Detto fatto, vengono formate due squadre che affrontano un periodo di istruzione, preparazione ed allenamento per poi disputare due partite, una presso ognuno dei due campi a Stockton e an Jouaquin County Fairgrounds. I Barager's Bears perdono 6-0 la prima partita dai Kiernan's Kruhers, ma il mese successivo si prendono la rivincita imponendosi per 20-0.
E' il Gennaio del 1946, e le due partite verranno ricordate come "Barbed Wire Bowl".
lunedì 28 gennaio 2013
Tre nuove recensioni
Nelle scorse settimane sono arrivate tre nuove recensioni. Due provenienti da Amazon ed una da Anobii. Eccole:
Dedioste (Inveruno, Italy) - Amazon.it
Una lettura molto piacevole, scorrevole ma molto ricca di dettagli; gia prima di arrivare ai ringraziamenti è evidente la grande passione e la voglia dell'autore di raccontare la storia del Football Americano in Europa.
Leggendo degli vicissitudini del gioco si scorgono anche le evoluzioni sociali e politiche degli ultimi 120 anni; sono rimasto colpito in particolare dalle sezioni sulle due guerre mondiali e sul football militare. Vedere come, anche durante eventi tragici quali le guerre, si cercasse di avere una vita "normale" per i soldati, con lo sport e le riviste, è stato molto interessante.
Gabriele Garoldi (Cornaredo, (MI) Italy) - Amazon.it
Questo libro copre senza dubbio un buco storico, ovvero racconta senza lesinare alcun dettaglio, di come in Europa si e' iniziato a conoscere il football americano, e come, piano piano si e' iniziato ad apprezzarlo.
Leggendolo vi ritroverete ad immaginare come piano piano, grazie alla passione di poche persone, si sia riuscito a far diventare popolare (almeno tra gli appassionati europei) uno sport che di suo e' molto complesso da apprezzare per chi, come noi europei non ne puo' conoscere regole e spirito agonistico, non essendo cresciuti a "pane e football" come invece capita ad ogni ragazzo americano che si rispetti.
Un solo difetto da imputare al volume, e' la totale assenza di fotografie ed illustrazioni, che in un libro storico, danno sempre un valore aggiunto.
Certo, Massimo Foglio non e' Ken Burns, non e' un documentarista di professione, ed immagino che i mezzi a sua disposizione siano certamente diversi, egli e', semplicemente,un grandissimo appassionato di football che ha deciso, e di questo credo dovremmo essergliene tutti grati, di mettere a disposizione di tutti noi, le sue conoscenze accumulate negli anni, per farci scoprire una fetta di storia, che nessuno prima di lui, si era preoccupato di farci conoscere.
In sintesi, se siete appassionati di football, questo libro non puo' mancare nella vostra biblioteca.
Glock18 - Anobii.com
Una ricerca lunga infinite yards...
"L'Europa lunga un piede" è un must per tutti coloro che, come me, amano ed hanno praticato quello sport meraviglioso che è il football americano.
Massimo Foglio incarna questa passione nel modo più scientifico possibile: con le date, i fatti e i numeri.
Niente leggende metropolitane, niente "sembra", "si dice", "ricordo": semplicemente una descrizione oggettiva dei fatti, dalle prime partite giocate sul vecchio continente in tempi oramai remoti (in Francia nel 1897: un'autentica sorpresa!) fino all'approdo nelle nostre terre, storia da sempre controversa e che Massimo Foglio dirime con imparzialità da cronista.
In sintesi, un interessantissimo pezzo di storia narrato con brio e maestria da un grande conoscitore di questo sport.
Dedioste (Inveruno, Italy) - Amazon.it
Una lettura molto piacevole, scorrevole ma molto ricca di dettagli; gia prima di arrivare ai ringraziamenti è evidente la grande passione e la voglia dell'autore di raccontare la storia del Football Americano in Europa.
Leggendo degli vicissitudini del gioco si scorgono anche le evoluzioni sociali e politiche degli ultimi 120 anni; sono rimasto colpito in particolare dalle sezioni sulle due guerre mondiali e sul football militare. Vedere come, anche durante eventi tragici quali le guerre, si cercasse di avere una vita "normale" per i soldati, con lo sport e le riviste, è stato molto interessante.
Gabriele Garoldi (Cornaredo, (MI) Italy) - Amazon.it
Questo libro copre senza dubbio un buco storico, ovvero racconta senza lesinare alcun dettaglio, di come in Europa si e' iniziato a conoscere il football americano, e come, piano piano si e' iniziato ad apprezzarlo.
Leggendolo vi ritroverete ad immaginare come piano piano, grazie alla passione di poche persone, si sia riuscito a far diventare popolare (almeno tra gli appassionati europei) uno sport che di suo e' molto complesso da apprezzare per chi, come noi europei non ne puo' conoscere regole e spirito agonistico, non essendo cresciuti a "pane e football" come invece capita ad ogni ragazzo americano che si rispetti.
Un solo difetto da imputare al volume, e' la totale assenza di fotografie ed illustrazioni, che in un libro storico, danno sempre un valore aggiunto.
Certo, Massimo Foglio non e' Ken Burns, non e' un documentarista di professione, ed immagino che i mezzi a sua disposizione siano certamente diversi, egli e', semplicemente,un grandissimo appassionato di football che ha deciso, e di questo credo dovremmo essergliene tutti grati, di mettere a disposizione di tutti noi, le sue conoscenze accumulate negli anni, per farci scoprire una fetta di storia, che nessuno prima di lui, si era preoccupato di farci conoscere.
In sintesi, se siete appassionati di football, questo libro non puo' mancare nella vostra biblioteca.
Glock18 - Anobii.com
Una ricerca lunga infinite yards...
"L'Europa lunga un piede" è un must per tutti coloro che, come me, amano ed hanno praticato quello sport meraviglioso che è il football americano.
Massimo Foglio incarna questa passione nel modo più scientifico possibile: con le date, i fatti e i numeri.
Niente leggende metropolitane, niente "sembra", "si dice", "ricordo": semplicemente una descrizione oggettiva dei fatti, dalle prime partite giocate sul vecchio continente in tempi oramai remoti (in Francia nel 1897: un'autentica sorpresa!) fino all'approdo nelle nostre terre, storia da sempre controversa e che Massimo Foglio dirime con imparzialità da cronista.
In sintesi, un interessantissimo pezzo di storia narrato con brio e maestria da un grande conoscitore di questo sport.
venerdì 25 gennaio 2013
Il football nella Fossa dei Leoni
Nell'ambito delle celebrazioni per il centenario dell'Unità d'Italia, che porteranno a Torino mille iniziative, un gran fermento e tutta una serie di nuovi edifici (Palazzo a Vela, Palazzo Nervi), opere pubbliche (La Monorotaia) ed un nuovo Parco (Italia 61), gli organizzatori stringono un accordo con l'Aviazione Americana per una partita di esibizione della palla ovale nella prima capitale dell'Italia Unita.
Il teatro dell'esibizione è nientemeno che il mitico Stadio Filadelfia, soprannominato "La Fossa dei Leoni", l'impianto nel quale il Grande Torino di Valentino Mazzola e di tutti i suoi compagni con lui periti nel disastro aereo di Superga il 4 Maggio 1949, creò ed alimentò la propria leggenda.
Il Torino, per l'occasione, deve emigrare al vicino stadio Comunale per giocare la partita di esordio casalingo in campionato contro il Lanerossi Vicenza, e la sera del 2 settembre 1961 ben ottomila spettatori occupano le gradinate del Filadelfia per assistere alla partita tra i Wiesbaden Flyers ed i Bitburg Barons, due delle squadre più accreditate del campionato USAFE.
Il quotidiano "La Stampa" e la sua edizione pomeridiana "Stampa Sera" danno ampia copertura all'evento, tentando anche (senza grande successo, però) di preparare gli spettatori pubblicando il giorno prima della partita una sorta di prontuario con le regole principali del gioco, finendo però per fare ancora più confusione del preventivato.
Pur senza comprendere quasi nulla di ciò che succede sul terreno di gioco, il pubblico si entusiasma soprattutto per i violenti scontri di gioco che si susseguono sul campo.
Alla fine della partita il punteggio vede i Bitburg Barons prevalere per un solo punto (15-14) sui Wiesbaden Flyers.
Il teatro dell'esibizione è nientemeno che il mitico Stadio Filadelfia, soprannominato "La Fossa dei Leoni", l'impianto nel quale il Grande Torino di Valentino Mazzola e di tutti i suoi compagni con lui periti nel disastro aereo di Superga il 4 Maggio 1949, creò ed alimentò la propria leggenda.
Il Torino, per l'occasione, deve emigrare al vicino stadio Comunale per giocare la partita di esordio casalingo in campionato contro il Lanerossi Vicenza, e la sera del 2 settembre 1961 ben ottomila spettatori occupano le gradinate del Filadelfia per assistere alla partita tra i Wiesbaden Flyers ed i Bitburg Barons, due delle squadre più accreditate del campionato USAFE.
Il quotidiano "La Stampa" e la sua edizione pomeridiana "Stampa Sera" danno ampia copertura all'evento, tentando anche (senza grande successo, però) di preparare gli spettatori pubblicando il giorno prima della partita una sorta di prontuario con le regole principali del gioco, finendo però per fare ancora più confusione del preventivato.
Pur senza comprendere quasi nulla di ciò che succede sul terreno di gioco, il pubblico si entusiasma soprattutto per i violenti scontri di gioco che si susseguono sul campo.
Alla fine della partita il punteggio vede i Bitburg Barons prevalere per un solo punto (15-14) sui Wiesbaden Flyers.
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